Pompe di calore e distanze dal confine
L’applicazione del codice civile nella valutazione del posizionamento delle unità esterne
Una recente sentenza del Tribunale di Genova in materia di distanze legali ha riportato all’attenzione un tema particolarmente rilevante per progettisti e installatori: l’installazione delle pompe di calore in prossimità del confine tra proprietà. Nel caso specifico, un impianto dotato di unità esterna contenente gas refrigerante è stato oggetto di contestazione, con conseguente ordine di arretramento da parte del giudice. La motivazione è chiara: l’impianto è stato equiparato a una struttura potenzialmente pericolosa, analogamente a un serbatoio o a una tubazione contenente liquidi o gas, e dunque soggetto all’applicazione dell’articolo 889 del Codice Civile, che impone distanze minime da rispettare rispetto ai confini.
Dal punto di vista normativo, l’articolo 889 del Codice Civile stabilisce obblighi precisi per alcune tipologie di opere come pozzi, fosse, tubazioni e simili, che devono mantenere una distanza minima dal confine.
In particolare, per “tubi d’acqua (…) e per quelli di gas e simili e loro diramazioni deve osservarsi la distanza di almeno un metro dal confine”.
La giurisprudenza ha dimostrato che le pompe di calore rientrano in questa categoria di “opere assimilabili”, contenendo elementi potenzialmente dannosi per la proprietà vicina, ovvero il refrigerante in pressione.
Questo episodio diventa un utile spunto per riflettere in maniera più ampia e tecnica su come va affrontato, in fase progettuale, il posizionamento di un sistema a pompa di calore, in particolare quando l’unità esterna è installata all’esterno di edifici plurifamiliari o in contesti dove la distanza dal confine è ridotta. Le considerazioni da fare non si limitano al solo rispetto delle norme codicistiche, ma includono aspetti legati alla sicurezza, all’efficienza, alla corretta ventilazione e all’impatto potenziale sulla proprietà altrui.
Con l’evoluzione della normativa europea in materia di gas fluorurati, inoltre, si assiste a una progressiva eliminazione dei refrigeranti ad alto GWP, a favore di sostanze come il propano (R290), che pur presentando un impatto ambientale minore, sono caratterizzate da una maggiore infiammabilità e richiedono ulteriori cautele in termini di ventilazione e sicurezza.
In un quadro tecnico complesso come questo, è fondamentale valutare caso per caso non solo il rispetto dei requisiti normativi minimi, ma anche il contesto urbanistico, la destinazione d’uso degli edifici circostanti, la tipologia del refrigerante utilizzato, l’orientamento dell’unità, la disponibilità di spazio e le possibili soluzioni di mitigazione. Le pompe di calore, per quanto siano una soluzione estremamente virtuosa dal punto di vista energetico e ambientale, richiedono un’integrazione intelligente all’interno dell’ambiente costruito, soprattutto quando coinvolgono l’interazione con proprietà altrui.
In definitiva, installare una pompa di calore in prossimità del confine non è un’operazione da affrontare con leggerezza: una progettazione consapevole e attenta, che tenga conto di tutti gli aspetti sopra descritti, è oggi l’unico vero strumento per prevenire contenziosi, garantire la conformità dell’impianto e tutelare, allo stesso tempo, l’efficienza energetica e la qualità del vivere urbano.